Tutto il potenziale creativo di Francesco Struglia: l’intervista
Un designer pragmatico, focalizzato sull’espressione di tutto il proprio – e davvero generoso – potenziale creativo. Concentrato sul prodotto, incentrato sull’equilibrio tra funzionalità ed estetica: un talento coltivato dal grande Prof. Giovanni Zuccon, leggenda del design nautico, e consolidato dal rapporto con Azimut Yachts e Benetti. Oggi è pluripremiato per le intuizioni delle sue imbarcazioni. Spesso nell’intervista ci dice “E’ poco poetico…”, ma poi ci parla di Karma e ci regala voli pindarici di pensieri che convogliano verso riflessioni complesse e profonde. Creatività e concept del designer Francesco Struglia: l’intervista.
Partendo dall’inizio, ricorda il suo primo progetto?
Il primissimo progetto è stata la tesi di Laurea con il Prof. Zuccon ed era un catamarano per la mobilità fluviale; mentre il primo progetto a cui ho partecipato, proprio per lo studio Zuccon International Project, era il Ferretti 800. Ho avuto l’onore di iniziare con uno dei punti di riferimento della nautica.
Quando ha capito che voleva dedicarsi alla nautica?
Ho studiato disegno industriale e sono un appassionato di progettazione architettonica e del prodotto, mi sono reso conto – senza troppa poetica – che il campo nautico aveva un potenziale creativo molto ampio. Inoltre come commistione di architettura e design mi sembrava una delle applicazioni più stimolanti.
Nel tempo come è cambiato il mercato, ma soprattutto come sono cambiate le esigenze dell’armatore e di conseguenza del cantiere?
Sono nel design nautico dal 2007, ho visto una prima fase al top creativo con budget praticamente illimitati; poi ho vissuto la crisi dove c’è stato un periodo di ridimensionamento necessario durante il quale si è iniziato a studiare l’economia di risorse, con implicazioni sul miglioramento del prodotto.
Ora siamo in una nuova fase di crescita, ma si tratta a mio parere, di una crescita più matura della precedente. Questo mi sembra un momento ottimo in cui gli armatori sono molto preparati e ci danno la possibilità di studiare dei prodotti sempre più di qualità.

Come sono cambiate allora le esigenze dell’armatore?
Più che le esigenze sono cambiate le possibilità: siamo passati da un periodo sperimentale – soprattutto della vetroresina – ad una fase molto matura dove si possono offrire delle possibilità enormi di soluzioni architettoniche con barche sempre più grandi, iniziando anche a parlare di sostenibilità, come il fotovoltaico.
Le esigenze degli armatori cambiano comunque a seconda del fronte. Io sto lavorando sia a imbarcazioni più piccole che molto grandi, mi sto accorgendo che c’è una richiesta di tecnologia e performance sempre maggiori da una parte, ma dall’altra la richiesta è sempre più legata alle dimensioni e alla componente emozionale degli spazi.
Il lusso è percepito sempre di più come un’assenza di ostacoli tra il mare e l’armatore. Quindi in entrambi i settori vedo la necessità sempre maggiore di vivere in modo più consapevole l’elemento.
Cosa c’è – secondo lei – dopo la vetroresina, che sappiamo essere un materiale poco sostenibile? Qual è – e se c’è – secondo lei l’alternativa?
Al momento c’è una fervida ricerca di nuovi materiali e tecnologie costruttive, ma ad oggi – secondo me – un ragionamento parallelo che si può fare è quello di cambiare l’approccio progettuale. Quindi anche solo immaginare componenti più modulari, più leggeri, e lavorare sull’efficienza delle carene, mentre ci si avvicina sempre di più a una totale confidenza sulle propulsioni alternative.
Ritengo, inoltre, che nei prossimi 10 anni ci saranno grosse novità sul piano costruttivo e della sostenibilità, supportate da sempre più investitori.

Veniamo ad oggi, lei è uno dei designer di punta del cantiere Azimut – Benetti, ci racconta i progetti Verve 47 – di enorme successo commerciale e per cui si è dedicato ad interni ed esterni – e Benetti Motopanfilo 37m?
Verve 47 è il progetto più emozionante a cui ho lavorato, uscirà presto anche il Verve 42 che è già in acqua e sarà presentato a breve. Verve 47 è un progetto che è nato dalla collaborazione con Azimut Yachts e Michael Peters Yacht Desing per la carena. Il progetto si è basato su una ricerca molto intensa su quello che rappresentava un prodotto del genere nella cultura Oceanica e soprattutto Floridana.
L’aspetto del Verve 47 vuole rappresentare il gioco degli elementi, lo sport e le migliori prestazioni nautiche. Individuando la forte componente di condivisione che innesca il possesso di un modello del genere, abbiamo cercato di rappresentare questa condivisione rompendo le barriere trasversali della guida, e mettendo il pilota a diretto contatto con l’oceano. Questo per mezzo delle finestrature laterali, che sono state uno degli elementi che sta consolidando la fortuna di questo modello e della Serie.
Durante le prime prove in mare ci siamo accorti di quanto in virata le finestre entravano in acqua. Gli americani presenti erano euforici e gridavano “you can see the fishes!!“. Eccezionale.
Nondimeno la finestratura crea un segno davvero forte, e un Azimut Verve si riconosce a colpo d’occhio da miglia.
Per gli interni c’è stato uno studio di funzionalità e comfort di approccio italiano che è stato ben capito dai clienti. Ci siamo confrontati con imbarcazioni di grande prestazione e ottimi armamenti, ma noi abbiamo aggiunto una componente emozionale. Gli interni del Verve 47 hanno un’attenzione al comfort non comune. La zona pozzetto è molto grande e versatile: area pranzo, zona relax e prendisole o, infine, un ambiente “party” completamente libero e rivolto verso il mare, in linea con il concept del progetto. Questo grazie a un tavolo high-low a totale scomparsa e a una murata abbattibile attrezzata per accesso bagno. Grazie ad un layout asimmetrico la prua può offrire ulteriori comode sedute e un gran-de prendisole.
La postazione di guida dispone di un layout plug and play, e di un cruscotto glass cocktip dal design pulito tecnologicamente avanzato, sottolineato dall’illuminazione scenografica. Tre i posti di guida caratterizzati da sedute ergonomiche che ricordano l’automotive.
La dinette/cucina posta a centro barca è a tutto baglio e offre, tra le altre cose un divano tre posti. Due cabine, l’armatoriale a poppa e la seconda a prua, e uno storage che può ospitare diversi water toys.
Benetti Motopanfilo 37M, invece, è nato per dare a Benetti una risposta alle precedenti imbarcazioni di successo, come la 35 metri. L’obiettivo erano linee eleganti e senza tempo. Abbiamo pensato al progetto ispirandoci ai panfili precedenti del cantiere, riprendendo quelli che Benetti ha ribattezzato i “Segni di Memoria”.
Li abbiamo reinterpretati in chiave contemporanea sia sul piano costruttivo, che sul piano delle innovazioni e le proposte sono al massimo di quello che si può realizzare al momento. Verve 47 è stato premiato come migliore Exterior Design dell’anno agli Yacht Trophies 2020, mentre Motopanfilo 37M ha vinto il Best Innovation Yacht Trophie al Cannes Yachting Festival 2021.

Cosa mi dice del progetto E-CAT?
Il catamarano E-Cat nasce per bilanciare il Karma dei progetti Verve (ci dice con una battuta, ndr). Io sono molto legato alla progettazione di imbarcazioni a motorizzazione sostenibile. Il progetto di questo E-Cat è una proposta che stiamo cercando di portare in produzione. Nato come una proposta per acque interne, l’idea è di proporlo a realtà di lusso come hotel e resort. Il progetto è stato realizzato insieme a Torqueedo e attualmente stiamo lavorando alla versione sia shuttle che cabinato, oltre a rendere autosufficiente questo progetto totalmente verde.
Attualmente a quali altri progetti sta lavorando, oltre a quelli già citati?
Da molti anni collaboro con Azimut Yachts alla ricerca di stile e al supporto per il miglioramento prodotto. Questa attività riguarda tutta la gamma del brand. Oltre a questo mi occupo di design di sedili e di progetti di complementi di arredo per esterni applicabili non solo nella nautica.
Sto lavorando, inoltre, a un prodotto che è quasi in acqua ad Ostia per il cantiere Moonride, ma dove ho fornito solo un supporto di design amichevole a Leopoldo Rodriquez, che ha ideato la linea di questo Moonride 58 Fly.

Quale imbarcazione la rappresenta di più?
Senz’altro il Verve 47, che per me è stata un’esperienza di creatività pura, che ricorderò tutta la vita.
Francesco Struglia, cos’è per lei il design?
Fare design credo sia saper mettere le proprie esperienze e quelle del committente insieme in un sistema che funzioni perfettamente. Un gioco di collaborazione che deve portare ad un oggetto il più costruibile e funzionale possibile.
Qual è il consiglio che darebbe ai giovani designer?
Ascoltare più di proporre. Osservare chi ha più esperienza e informarsi sulle applicazioni delle innovazioni. Questi sono step imprescindibili per la crescita di ogni designer. Vi accorgerete quando sarete pronti per creare!